All’inaugurazione della mostra d’arte “Avista”, domenica a Castelfranco, il vicepresidente della Provincia Zambon elogia chi ogni giorno dona il sangue per il prossimo.
“La generosità di tanti donatori ha salvato anche me”
Dalla flebo di sangue alle mani in cera che si stringono, dal telegramma al timbro, passando per la clessidra dell’abbraccio, la raffigurazione del corpo umano, il dipinto sulla modella a rappresentare la sofferenza da cui rinasce la vita, le pietre colorate da portare con sé… Hanno dato libero sfogo a fantasia e personali, affascinanti interpretazioni del valore del dono del sangue, gli studenti dell’Accademia di Brera di Milano nel realizzare le loro opere per “Avista”. Giunta nel trevigiano, dopo il successo in altre province e regioni d’Italia, la mostra itinerante dell’Avis è stata inaugurata domenica 4 luglio a Castelfranco Veneto, nei locali messi a disposizione gratuitamente dalla Galleria “Art & Media”, in via Roma 38.
Nata tre anni fa per celebrare l’ottantesimo anniversario della più grande associazione del volontariato del sangue d’Italia (che ad oggi conta oltre un milione di soci), “Avista” presenta 25 opere che dimostrano, in una svariata diversità di stili e di idee, una eccezionale ricchezza umana ed artistica. Rimarrà aperta sino al 20 agosto, dal martedì al sabato dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30, (tel. 0423-420078 e 320-4784837).
Organizzata insieme dall’Avis comunale di Castelfranco e dall’Avis provinciale di Treviso, in collaborazione con Avis nazionale, all’inaugurazione non è voluto mancare il vicepresidente della Provincia di Treviso, Floriano Zambon. “Dei donatori di sangue si potrebbe parlare per ore –ha esordito Zambon – perchè, tra tutti coloro che svolgono volontariato, e che sono motivo d’orgoglio per la nostra Marca, loro sono quelli che offrono parte di sé agli altri, il gesto più nobile e civile che una persona possa fare per il prossimo.
All’Avis e al dono del sangue sono legato in modo specialissimo perché è grazie a loro che ho superato una malattia che mi ha colpito nel 2004. In sei mesi di ospedale, ho ricevuto 9 litri di sangue. Dietro ogni sacca ricevuta, e ne ho ricevute tante, sapevo esserci un donatore. E’ stata l’esperienza più profonda della mia vita –ha proseguito il vicepresidente - di quelle che lasciano il segno. Ogni volta che ricevevo il sangue ricevevo la vita da una persona che non mi conosceva, che io non conoscerò mai, che ha scelto di aiutare il prossimo senza distinzione di colore. E’ un dono davvero universale e i donatori vanno ringraziati per questo”. Riferendosi quindi alla mostra, Zambon ha particolarmente apprezzato il connubio “arte e sangue”: “si sposano benissimo –ha precisato - anche dalla fantasia dei giovani artisti può venire il messaggio della solidarietà e ricordare che di sangue c’è sempre bisogno”.
E di bisogno ha quindi parlato il presidente dell’Avis provinciale, Gino Foffano, che ha sottolineato il forte aumento dei consumi di sangue nella Marca trevigiana: “Sono aumenti spaventosi, anche del 6% - ha detto – i nostri oltre 30 mila donatori non si risparmiano, ma ne servono sempre di più, soprattutto giovani. Da avvicinare con ogni mezzo”.
Tra i veicoli di diffusione del messaggio di solidarietà anche i periodici dei donatori “Avis’Ulss 8”, “Dono & Vita” regionale e “Avis Sos” nazionale, che proprio a Castelfranco hanno la redazione centrale e messi in pericolo dal recente decreto del Governo, che di fatto ne aumenta di cinque volte le tariffe postali.
L’ultimo “Avis Ulss 8” è stato spedito tra mille difficoltà economiche e il nuovo numero del periodico regionale “Dono & Vita”, già pronto da metà giugno, è attualmente fermo in tipografia perché per spedirlo ai suoi 120 mila soci, occorrono 35 mila euro contro i 7 mila di prima. “Mi auguro che il problema si risolva quanto prima –ha concluso Zambon – e che il vero volontariato venga messo nelle condizioni di poter continuare la sua preziosa opera di cui tutti, indistintamente, possiamo aver bisogno”.